…ma sono intenta a godermi la mia nuova vita!
una scheggia impazzita
Fondamentalmente sto abbastanza bene, la decisione l’ho presa io. Sono arrivata ad un punto dove finalmente mi sono decisa di pensare anche un po’ a me. Non so dove mi porterà questa decisione, me ne curerò strada facendo, per adesso è come se mi fossi tolta un macigno dalle spalle.
Io sono sicura della decisione che ho preso, sempre di più! Lui deve pensare a ricostruire i pezzi della sua vita, ma non con me. Io non sono la sua vita (che lui insista o no). Era arrivato a toccare il fondo, era diventato una persona senza più alcuno scopo. Io devo pensare alla mia vita adesso, alle mie passioni, alle mie cose. Io ho voglia di vivere, cazzo! Io voglio tornare ad essere la persona allegra e solare che ero una volta, che sono in realtà! So che otto anni non si cancellano così, come con un colpo di spugna, ma ho bisogno di starmene un po’ per i fatti miei adesso. E ho l’adrenalina che non mi passa, sono carica come una molla, una scheggia impazzita.
E’ finita
Voglio pensare a me adesso
alla mia vita
alle mie passioni
alle mie emozioni.
E tu devi pensare a te
alla tua vita
senza di me.
Io non sono la tua vita.
Non mi colpisci con il vittimismo
col dire che ho ragione
col farmi vedere quello che non hai fatto fino adesso.
E’ finita.
la comunicazione
Sono laureata in scienze della comunicazione. Quindi dovrei essere capace di comunicare, per lo meno. E invece scappo. Non affronto la situazione. Non più.
Ci ho già provato tante, troppe volte. Poi mi sono stufata. Cosa devo fare? Come te lo devo dire? Ti devo fare un disegno? (Me la cavo anche piuttosto bene a disegnare)
Ormai mi è diventato comodo fuggire da questa situazione. Il fatto è che ho paura di non trovare le parole giuste, ho paura di fare una grossa cazzata. Perché io quando faccio le cazzate, le faccio veramente grosse. Non si scappa. Ma lo faccio. Ultimamente spesso. Lo faccio quando credo che le cose non si possano più risolvere. Invece mi tengo le cose belle, le emozioni, le sensazioni forti, e blablabla. Sono una idiota.
Io sono sicura di averceli i coglioni, sono un po’ nascosti ma ci sono. Devo proprio tirarli fuori?
caro Babbo Natale
Caro Babbo Natale,
lo so, sono un po’ in ritardo a scriverti la letterina. Ma non c’è problema, puoi leggerla anche fra due giorni, quando sarai tornato a casa dal tuo giro del mondo. Negli ultimi anni non ti ho mai chiesto niente, stavolta vorrei che facessi un regalo non a me, ma a una persona a cui tengo. Vorrei che gli facessi trovare lavoro. Vorrei che gli dessi più speranza e ottimismo, e autostima. Babbo, è l’unica richiesta che ho. Non è incondizionata, credo che la realizzazione di questo desiderio non porti gioia solo alla persona in questione, ma anche a quelle che gli stanno vicino e gli vogliono bene. Tu lo sai Babbo quale è questa gioia. E’ la gioia di poter rivivere un rapporto basato non solo sull’amore, anche perché si fa fatica a trovarlo in mezzo a questo nulla. Io ci ho provato, tu lo sai Babbo, ad aiutare in ogni modo la realizzazione di questo desiderio, io ci ho provato a togliere le distanze tra me e il nulla, io ci ho provato a fare finta di niente. E soprattutto ho provato ad aspettare. Adesso basta Babbo, fallo per l’economia se proprio.
Grazie Babbo, ti prometto che mi impegnerò ad essere più buona e a non arrabbiarmi per ogni piccola stupidaggine. Ti prometto che continuerò a pensare agli altri prima di diventare un po’ egoista perché “Adesso è ora che pensi un po’ anche a me”. Grazie per quello che potrai fare.
voglio dimostrarti la mia passione
Non sai quanto vorrei guardarti
mentre ti spoglio lentamente
mentre con le dita sento la tua pelle che diventa calda
Accarezzarti il viso, il collo
e scendere sulla schiena
mentre tu immobile ti concentri solo su quello che senti
Avere il profumo e il sapore di te
vedere il tuo corpo che si tende mentre lo tocco, mentre lo bacio
sentire la tua eccitazione, i tuoi gemiti e il tuo desiderio
Bagnarmi di te
fino a quando non resisti più
quando il tuo corpo sprigiona sudore e passione
E solo a quel punto farti mia
come posso non arrossire, il telefono vibra per me
Sogno il giorno in cui mi sveglierò
sentendo il calore del tuo corpo sul mio
per godere di te
come se in quel momento il mondo rallentasse
per lasciarci il tempo di approfittare
di ogni secondo, ogni sensazione, ogni emozione
Buon giorno…
e così io son vostra tutta
Vi prego, pazientate ancora un poco;
fate scorrere ancora uno, due giorni
prima di cimentarvi con gli scrigni;
ché se sbagliaste nella vostra scelta
io perderei la vostra compagnia.
Indugiate perciò ancora un poco
C’è qualcosa – ma non è certo amore -
che mi dice che non vi vorrei perdere;
e voi sapete che non è dall’odio
che può venire un tale ammonimento;
ma per tema che voi non comprendiate
il mio sentire appieno – e una fanciulla
non ha altra lingua che il proprio pensiero
io vorrei trattenervi un mese o due
avanti che per me vi avventuriate.
Potrei indicarvi come sceglier bene
ma no, che allora mi farei spergiura,
e questo mai; però potreste perdermi;
e il pensiero che ciò possa accadere,
mi farebbe sembrar per me peccato
il non aver peccato di spergiuro.
Maledetti i vostri occhi!…
M’hanno stregata e spaccata a metà:
una metà è la vostra
l’altra metà di me è pure vostra
voglio dire la mia; ma s’essa è mia,
è vostra, e così io son vostra tutta.
Oh, che tempi crudeli questi nostri,
che frappongono tanti impedimenti
tra possessore e cosa posseduta!
Così, sebbene vostra, io non son vostra.
E se così dev’essere,
se ne vada all’inferno la fortuna
non io per questo!… Sto parlando troppo,
ma è solo per tesoreggiare il tempo,
per ritardarlo, tirarlo più a lungo
per trattenervi dal tentar la scelta.
da Il Mercante di Venezia di William Shakespeare
gli sms che mi stampano un sorriso ebete per tutto il giorno
Adoro svegliarmi con questo freddo limpido
ha un sapore di pulito
Anche con le occhiaie è una bella giornata
Tra la voglia di calore
e quella del tuo corpo
tra le mie mani
Che sia un buon giorno
amatemi
Nella mia testa ogni mattina c’è un Claudio Snatamaria che grida AMATEMI…ed è bello, perchè a volte qualcuno lo sente.
la principessa delle minchione
Ecco come mi sento: idiota, stupida, allocca, illusa, bamboccia, cogliona, ingenua, fessa. Minchiona.
La principessa sul pisello. Grosso però.
La principessa delle minchione.
foto di Valentina Vannicola
le apparenze
Ci sono persone che si fermano alle apparenze. Che è diverso dalla massima di Goethe
Solo le persone vuote non giudicano in base alle apparenze.
Non scrivo, non dico, non faccio sempre “capire” tutto. Perché confido nell’intelligenza delle persone. Infatti a volte non mi si capisce. È un mio problema da sempre. Mi sembra di ripetermi, ma spesso vengo fraintesa, perché quello che voglio dire non corrisponde a quello che dico in realtà. Ma nessuno è perfetto quindi ci sta.
Mi danno solo noia quelle persone che credono di sapere tutto, quelle che hanno la verità in tasca, quelle che devono trovare sempre il pelo nell’uovo, quelle che sembra sempre vogliano fare polemica. La polemica sterile non mi interessa. Se è costruttiva si, ma se fatta perché sei come la persona descritta sopra, beh, non mi venire incontro, please.
fotocorsi
Da un anno e mezzo quasi ho una macchina fotografica semi-professionale, che mi permette di andare un po’ oltre la classica fotografia con la digitale compatta. Come spiegavo qualche post addietro, nei miei interessi sono un po’ lenta e pigra, necessito di essere spronata. Ultimamente poi mi trovo meglio davanti l’obiettivo, complici alcuni casi della vita.
Parlando con la mia ex coinquilina, è venuto fuori che da due anni è iscritta a un corso di fotografia tenuto da un bravissimo insegnante/fotografo della mia città. Mi ha spiegato come lavora: severo, esigente, comprensibile, puntiglioso nel volere le fotografie (l’esempio del file mandatogli cognome_nome_progetto1 anziché nome_cognome_progetto1 mi ha mandato in solluchero!).
Ho chiesto anche a un fotografo professionista con cui ho lavorato se lo conosce, e la risposta è stata “Non di persona, ma di fama, e ha una buona fama”. È da quest’estate che so che il 12 dicembre aprivano le iscrizioni al corso. La mia ex coinquilina si è raccomandata di andarci il giorno stesso, perché avrei potuto non trovare più posto. È un corso ambito perché oltre all’insegnante “di buona fama” il costo è abbordabilissimo. Inoltre si inizia con un corso base, per poi il secondo anno fare un corso intermedio e il terzo il corso avanzato. In tre annetti si dovrebbe riuscire a occuparsi di tutti gli aspetti della fotografia. Mi sono state raccontate di uscite nella nebbia, oppure col sole in montagna, o presso una sala prove di danza dove i ballerini ballavano apposta per farsi fotografare. Insomma, una organizzazione impeccabile.
Così ieri, ho aspettato con ansia la fine del mio orario di lavoro e mi sono diretta, sotto la pioggia, verso il circolo per l’iscrizione. Il lunedi però esco mezz’ora più tardi, e contando che pioveva, il traffico era super impazzito. Dovevo dirigermi verso l’altro capo della città, non sono abituata, non mi piace guidare, lo faccio pochissimo e prendo sempre un pezzo di tangenziale (quando vado a fare la spesa grossa). Ad ogni modo, finalmente arrivo nella via. Parcheggio a caso e inizio a cercare la porta. Non la trovo. Piove a dirotto e mi inzuppo. Vado avanti e indietro pensando “So che è qui ma non la vedo!!!” così sono salita in macchina, i vetri appannati, i guanti zuppi, i piedi con le rane dentro (le all star in ecopelle quando piove è proprio una ottima idea!), e ho fatto 400 metri. Eccoloooo, metto la freccia, riparcheggio e zuppa dalla testa ai piedi suono il campanello. Non mi risponde nessuno. Un signore esce così entro e salgo le scale, magari il tipo che prende le iscrizioni è in bagno. Nessuno. Le luci sono accese, ma tutte le porte chiuse. Sento delle voci provenire da una porta a vetri.. l’etichetta recita “presidenza”. Non mi azzardo a bussare per chiedere di iscrivermi al corso di fotografia, anche se vorrei farlo. scendo le scale sconsolata e leggo un cartello “A seguito dello sciopero non si garantisce la presenza del personale”. Ah, ecco! Anche la mensa era in sciopero, avrei dovuto pensarci e telefonare. Così risalgo in macchina inzuppata, sudata e pure indispettita. Mi immetto nuovamente nel traffico impazzito e clacsonante e arrivo a casa finalmente, dove potrò togliermi tutto alla velocità della luce ed entrare in una doccia calda.
L’indomani non piove. Stessa trafila. Stavolta esco all’orario consueto e sono lì 10 minuti dopo. Salgo le scale, chiedo ai due impiegati che mi dicono “Le iscrizioni si prendono al piano di sotto”. Va beh. Riscendo le scale ed entro nel gabbiotto dove c’è un ragazzo giovane che sembra aspettarmi. “Vorrei iscrivermi al corso base di fotografia, quello del lunedi”. mi da un modulo da compilare e mentre lo faccio mi dice “Guarda, data la forte richiesta il corso del lunedi è già pieno, e in accordo con l’insegnate abbiamo deciso di farne un altro al giovedi”. E io “No, dai, il giovedi faccio già teatro..” La sua faccia era impassibile. Mi è venuto il magone e non sto scherzando. “Sono venuta anche ieri ma non c’era nessuno!” e lui “Forse sei andata su, io qui ci sono stato fino alle 19” avrei voluto morire in quell’istante “Dai, è da agosto che aspetto questo giorno per iscrivermi!!!” e lui “Guardo se qualcuno del lunedi ha messo entrambi i giorni come indifferenti, eccolo qui, bene, spostiamo lui al giovedi” e io “Grazie!!!” non sarei mai uscita da quel gabbiotto senza iscrizione alla mano. Mal che vada mi iscrivevo a quello intermedio.
Da quando ho la relfex qualche scatto l’ho fatto, e qualche scatto mi sembra venuto bene. Ho cercato di leggere il manuale (mi fa schifo!) e qualche libro di fotografia digitale, ma mi sembra di dimenticarmi tutto non appena sono “sul campo”, quindi vado a tentoni. So che con un insegnante, dei progetti mirati ce la posso fare. Perché una passione così, no, secondo me non si improvvisa.
e ti vengo a cercare
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un’immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza
Durante la pausa pranzo vado a mangiare in una mensa nel centro commerciale che c’è di fianco a dove lavoro. Per arrivarci devo fare un pezzo a piedi relativamente breve. E’ qualche giorno che, al rientro in ufficio, noto un signore che legge il giornale sulla sua auto. Accesa.

Adesso, dai, non ci sono -2° che si muore di freddo e non stai aspettando nessuno, dimmi che cavolo tieni accesa l’auto a fare??? Tra l’altro, a quell’ora nel parcheggio di fronte a dove lavoro ci sono un sacco di posti al sole, puoi metterti lì no? No. Entra dentro al centro, se proprio. No. Lui è lì, da 4 giorni, fermo a leggere il suo cazzo di giornale nella sua cazzo di auto. Accesa.
E mi viene voglia di andare da lui, bussargli al finestrino e dirgli “L’auto sarà anche sua, ma la Terra è di tutti”. Ma mi è stato consigliato di non farlo, perché potrei ricevere un pugno in faccia.
Logico no?
Ogni tanto penso di essere un po’ strana, ma più il tempo passa più penso che c’è gente molto più strana di me. Non che sia consolante, chissà se anche loro pensano di essere strani. E non parlo delle manie che uno ha, tipo io mi lavo i denti con l’acqua calda e mangio la pastasciutta corta con il cucchiaio, e so che farò inorridire qualcuno ma già ne avevo parlato qualche anno fa qualche post fa quando ancora questo blog era su un’altra piattaforma. Essere strana mi piace, sia chiaro, ma mi fa anche pensare che spesso quello che vorrei dire e fare non corrisponde a quello che realmente dico e faccio. Che ci siano due entità distinte dentro di me? Non so parlando di razionalità e istinto, anche perché ultimamente sono più istintiva che razionale, fin troppo. Non so bene cosa voglio dire. Cioè, ce l’ho in testa ma non riesco ad esprimerlo. Ecco, visto?
esercizi di training autogeno contro l’insonnia
Anni fa, quando vivevo con dei coinquilini sporchi, rumorosi e scansafatiche, iniziai a soffrire di insonnia. Non capivo perché, dato che (a parte qualche sporadico episodio) avevo sempre dormito come un sasso. La prima cosa che feci è stata andare in farmacia. Odio le farmacie, ma ci ero entrata per prendere delle pastiglie di valeriana. Non mi facevano nulla. Esasperata, dopo un mese che non chiudevo occhio, andai in biblioteca, e iniziai a cercare “i rimedi contro l’insonnia”. Dopo una ricerca lunga ed estenuante (c’era solo l’imbarazzo della scelta), trovai un libro che faceva al caso mio, si intitolava pressappoco “esercizi di trainig autogeno contro l’insonnia”. Era piccolo e ben fatto. La sua introduzione parlava del perché si soffre di insonnia: ansia, troppi pensieri, non stare bene psicologicamente. Due degli esercizi del libro mi hanno aiutato tantissimo.
Innanzitutto l’autore si raccomandava di andare a dormire non troppo tardi e sempre più o meno alla stessa ora; di cercare di rilassarsi, di indossare capi comodi che non costringano il corpo, e la temperatura della stanza non deve essere né troppo alta né troppo bassa. Le finestre devono essere completamente chiuse di modo che ci sia buio. A questo punto si può iniziare con il primo esercizio.
Ricordo ancora il nome: “Esercizio della pesantezza” nel senso che non è pesante (anche se in realtà fa venire due balle). Bisogna sdraiarsi a pancia in su con le gambe e le braccia leggermente aperte. La testa può poggiare normalmente sopra il cuscino. Iniziare a pensare al proprio corpo fatto di tanti pezzi: piedi, caviglie, ginocchia, gambe, tronco, braccia, mani, collo, testa. Concentrarsi solo ed esclusivamente sul proprio corpo, vederselo sdraiato dentro al letto. A questo punto inizia l’esercizio vero e proprio: bisogna ripetersi nella mente delle frasi che richiamino la pesantezza dei propri componenti del corpo, partendo dal basso verso l’alto. “I miei piedi sono pesanti, pesanti come il piombo”, “Le mie gambe sono pesanti, sprofondano nel materasso”. Tutto con molta calma e senza fretta. Mi pare di ricordare che l’esercizio per essere fatto bene non deve durare meno di 20 minuti. Lo so, sembra un pacco, ma, piano piano si sale, si arriva alla testa: “La mia testa è pesante, pesante come il piombo, sprofonda nel materasso”. Per farlo durare di più, si può anche utilizzare un arto alla volte, tipo “La mia mano sinistra è pesantissima! Pesa 100 chili”, e via con la mano destra, etc. A questo punto succede una cosa che a me ha colpito tantissimo e a tratti spaventato: ci si sente veramente tutto il corpo pesante come il piombo e non ci si riesce quasi a muoversi. Attenzione! Non deconcentrarsi e cercare, sempre con molta calma e lentamente, la posizione che vorremmo usare per dormire. Io per esempio ricordo che mi ero messa sul fianco destro. Ecco, viene da non crederci ma in quel momento ci si addormenta e si fa una lunga dormita, senza mai svegliarsi, fino al mattino. Personalmente l’esercizio ha funzionato la seconda volta, perché la prima mi sentivo una idiota e non mi ero concentrata, preferendo una camomilla che invece di farmi dormire e rilassare mi ha lasciato con gli occhi sbarrati tutta notte.
Il secondo esercizio è più carino e dovrebbe avere lo stesso effetto. Qui, a differenza dell’altro, si può già scegliere la posizione preferita per dormire. A questo punto c’è da ripercorrere tutte le tappe della propria giornata andando a ritroso. Però nei minimi dettagli. Tipo: “Ho spento la luce. Mi sono messa a letto. Mi sono lavata i denti. Ho fatto la pipì. Ho accarezzato il gatto… etc” fino a quando non si crolla. La tua mente è talmente concentrata a pensare a queste semplici azioni, che non può divagare su quello per cui non si riesce a dormire! Questo a me è funzionato subito, e ricordo che non ero andata al di là della sera con le azioni.. Non ricordo però il nome dell’esercizio.
Consiglio: non demoralizzarsi se non funzionano subito, riprovare una seconda volta, altrimenti la sera dopo. Tanto.. cosa si ha da perdere?
c’è grossa crisi
Ieri sera chiacchierando con amici una di loro ha risposto a una affermazione “Eh, ma quando studi non puoi permetterti di pensare di comprare quello che vuoi, anche un caffè per me è una spesa” e l’altra “Guarda che siamo stati studenti tutti, sai?” risposta “Si ma quando non sei tu a disporre delle tue finanze è un po’ difficile”. A questo punto sono intervenuta io, non potevo stare zitta. Ho raccontato di una persona che a ogni occasione che riguarda l’argomento genitori-soldi mi dice “Ai miei non perdonerò mai il fatto che non mi abbiano fatto studiare”.
Io ho iniziato a lavorare al sabato sera quando avevo 18 anni. Mesta mesta sono entrata nel pub di fianco alla discoteca che frequentavano i miei amici e ho chiesto se avevano bisogno. Il sabato dopo ero dietro il bancone. Facevo ancora le superiori. Durante l’estate ho fatto la baby sitter. L’inverno dopo ho continuato al pub, l’anno dopo ancora pizzerie, e così via… mi sono pagata gli studi io. Mi fa incazzare questo atteggiamento, cosa vuol dire “Non mi hanno fatto studiare”? Se volevi studiare avresti potuto farlo benissimo anche senza l’aiuto dei tuoi genitori.. dì piuttosto che non avevi voglia di studiare! Credo che una persona che abbia voglia, i soldi per pagarsi l’università li trovi.
La risposta delle 23enne che casca dalle nuvole? “Eh, ma ai tuoi tempi si trovava ancora lavoro!”. A parte che non ho 80 anni e “i miei tempi” sono 10 anni fa.. non credo che uno straccio di cameriera in un ristorante al sabato sera tu non lo possa trovare, almeno per pagarti la benzina! Se ce l’ho fatta io, che non sono nè la più bravabellaeintelligentedistomondo può farcela chiunque.
Ah, già, ma tu non ci hai nemmeno provato, dato che a priori “c’è crisi”. Si, c’è grossa crisi, grosso egoismo…
Illusa
non di essere l’unica
non di essere tua
non di essere ammirata
Ma di essere, per te
almeno un po’
speciale
allucinazioni
Circa sei anni fa ho avuto bisogno di fare la colonscopia. Ero terrorizzata all’idea, ma non potevo sottrarmi. Il giorno prima dell’evento dovevo bere 4 litri di acqua mischiati a delle bustine di medicina.. un beverone pazzesco.. un bicchiere ogni 5 minuti, iniziando alle 9 di mattina e finendo alle 9 di sera. E per di più di domenica: fantastico! Ricordo che è stato vomitevole, in più dovevo essere a digiuno e la sera lavoravo pure in pizzeria, ogni 10 minuti ero in bagno…
Il giorno dopo vado a fare questa maledetta cosa. Il dottore si raccomandò di andare accompagnata. Ma perchè, cosa mi succede?!? Così, mia mamma mi accompagna, dopo 2 ore di attesa snervante, entro io. Un medico e due infermiere. Io ero fuori di me dal terrore.. non volevo farlo! Ma perchè mi devo far mettere un tubo su per il c… ?! Avevo già i lacrimoni agli occhi.
L’infermiera chiede a mia mamma di uscire.. “Perchè??” Chiedo io, che non ho un gran rapporto con mia mamma, ma in quel momento volevo che mi tenesse la MANINA.. L’infermiera esclama: “Su! Sei maggiorenne e vaccinata, non hai bisogno della mamma!” Grrrr!! Dalla rabbia i lacrimoni vengono giù..
Inizia il calvario. Mi spoglio, mi siedo su questo lettino orribile e i torturatori si preparano. Messa sul fianco sinistro l’infermiera dice: “Ora ti diamo qualcosa, fra poco ti sentirai un pò strana”. Non ho fatto nemmeno in tempo a pensare “Seee strana.. ma dove?” che ho iniziato ad avere le visioni. Il paravento bianco davanti a me era un po’ particolare.. c’erano dei vermi che ci salivano sopra, aiuto! “Ci sono i vermi sul paravento!!” urlavo. L’equipe: “Si, si”. Dopodichè abbasso la testa per vedere cosa mi stavano facendo. Sul monitor un immagine orripilante: un bambino? Un bambino nel monitor?? “Ma cosa ci fa un bambino nella televisione?!” con la voce di una drogata. “Niente, niente”, beh, di poche parole devo dire.
Finchè a un certo punto mi addormento, e mi risveglio sul lettino nella stanza a fianco con mia mamma accanto a me con le giacche in mano. “Mamma, c’erano i vermi sul paravento!!” e lei : “Si, si”. Secondo me gli avranno detto che sarei stata “un pò strana”.
Così andiamo verso la macchina e penso “Ah, ecco perchè non posso guidare, gli effetti collaterali mi avrebbero fatto vedere strisce come zebre, pali come serpenti.. Allucinante. Secondo me mi hanno LEGGERMENTE drogata…
io ballo da sola
mi posso deludere, odiare, fare male, ma io non mi abbandonerò mai
(Auguri Billy)
Se c’è qualcosa tra me e te (no, non è la canzone di Tiziano Ferro) mi urta sensibilmente essere ignorata. Inizialmente capivo perché i troppi impegni ti portavano ed esserci o non esserci. Ma adesso ti vedo lì, vai e vieni, ma credo che ci sei.
E mi ignori.
E mi fa male.
Non ho resistito per molto tempo, adesso basta. Sai dove trovarmi. Chiunque sa dove trovarmi. Ma non ti voglio aspettare più. Voglio che di te non mi importi. Voglio vivere la mia vita e trovare le emozioni in essa, non sembra una cosa difficile anzi, non lo è affatto. È come se un bel libro fosse finito troppo presto, sul più bello. Dovrò scrivere il seguito da sola, mi sa.
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
Vincenzo Cardarelli
Vorrei scendere sotto l’ufficio e vederti lì
ad aspettarmi
con un pensiero
o solamente con un sorriso
Non sono una persona romantica
ma ci sono gesti che mi mancano
e che a volte sogno
Come quello di incontrarti per caso
nel parcheggio coperto del supermercato
mi tiri per un braccio
mi spingi contro al muro
e mi baci con tutta la passione
che hai in corpo
Ricordo con nostalgia quel saluto davanti ai binari
Quell’abbraccio come se ci conoscessimo da sempre
Dopo un weekend passato insieme
Una notte agitata nello stesso letto
Senza fare niente
Un saluto dolce, affettuoso
E i nostri sguardi che dicevano
“Chissa se ci rivedremo”
Ci siamo rivisti ma la magia era svanita
Chissà dove sei ora, con chi sei
Se ogni tanto ripensi a quei due giorni
l’aperitivo, la festa sul lago, la colazione
Avevo voglia di ricordare quei momenti, così, per pensarti un po’
Ma la cosa che mi sta sul cazzo è che io dovrei essere grata di tutto ciò che fa?
L’ho già detto che non sopporto le persone così APERTAMENTE e SFACCIATAMENTE supponenti e presuntuose? Ma chi si crede di essere? Poi, proprio da uno che a 38 anni vive ancora in casa con i genitori mi devo sentir dare dell’immatura, mi convinco che stesse parlando del mio modo di approcciarmi alle passioni. Il fatto è che faccio fatica a fare le cose in autonomia. Esempi:
- teatro: ho bisogno di qualcuno che mi aiuti e mi spinga a fare, provare, studiare, cercare, ho bisogno di un testo forte per riuscire ad esprimermi
- fotografia: sento che ho bisogno di fare un corso perchè da sola dopo che non riesco o non capisco una cosa mi arrendo
E se quella che mi manca è l’autostima, porca puttana io la parte importante la voglio avere, in compromessi so già che non scendo, gli farò vedere io, spaccherò il palco, fosse l’ultima cosa che faccio.
“ho fatto solo una cosa che credevo essere gradita. non è stato così, mi spiace
e mi scuso.
non c’è problema, amici come primaper quello che riguarda l’autostima mi hai chiesto un’opinione e ti ho esposto in tutta franchezza il mio punto di vista… poi fanne ciò che vuoi
ciao”
Credo che sia una delle risposte più banali che io abbia mai ricevuto. Una risposta sulla difensiva, certo, ma banale. Alcuni uomini sono veramente banali, e di questo me ne dispiaccio. E ovviamente supponenti ai massimi livelli.. Dì che lo hai fatto perchè ne avevi voglia, ma non perchè “credevi fosse gradita”.. non sono mica una newsletter io!
mi dispiace aver disatteso le tue aspettative
quel bacio, sappilo, non c’entrava un cazzo
e il tuo libro di Shakespeare è ancora nella borsa
non so cosa volevi da me
non so cosa ti ho fatto capire
dici linguaggio del corpo, mail, messaggi
conosciamoci almeno, ti parlo di me, le mie speranze, aspirazioni
quello che viene fuori è che sono immatura e che ho poca autostima
poi, la scusa dell’essere stanco
e in due ore ero già a casa
io, che mi sono sentita in colpa
per aver detto una bugia
che torno e “com’era il film”?
noioso, il film era noioso
lo sapevo che dovevo declinare anche stavolta
vaffanculo
e poi “carpe diem”? tu carpe diem, non io..
sembrava una minaccia la tua
Non sprecherò parole sulla fine del governo di Esse Bi, ma il video che segue lo devo pubblicare. Non c’è che dire: regia e sceneggiatura superlativa! Cambierei solo il titolo: ”Facce da culo che se ne vanno”.
eroi
Perchè possiamo essere eroi, solo per un giorno
La mia canzone preferita in assoluto, del mio artista preferito in assoluto
chiudi gli occhi e ascolta
Grazie per oggi, sei stata splendida ed eri bellissima! Chiedi quello che vuoi e lo avrai…
In quel momento mi sono resa conto di avere un grosso potere, ma non l’ho sfruttato, sarei andata troppo oltre. Se devo conquistarmi una cosa, allora lo farò con le mie forze, no?
Disegno di Stefano Bressani.
Quello che è avvenuto non è reale. E’ solo nella mia mente, e forse anche nella tua. Io non so cosa pensi, ma so quello che fai: scacci via le azioni perché la tua vita è un’altra.
E quando dico “forse tornerai”, è perché io ti ho indotto a giocare ancora, ma quel forse è perché non sai se puoi farlo. Io so che lo vuoi, e mi hai detto anche il come.
A volte l’attesa è dolce, a volte insopportabile.
E quando dico “niente è come sembra”, è perché NIENTE E’ COME SEMBRA:
tra me e te ci sono solo similitudini ovattate di realtà.
Ti voglio dietro di me
a sfiorarmi i fianchi
Accarezzami il collo e
abbracciami forte
Poi guardami negli occhi
imbarazzami, confondimi, eccitami
e mordimi
Rapiscimi e insinuati tra le mie viscere
possiedimi e vattene
Quando tornerai forse sarà tardi, forse no
ma vorrei sentire finalmente
le tue mani addosso
insopportabili
le lucine e i negozi già addobbati per natale l’11 novembre
[...] Decisi quindi di visitare la regione di Pahang e scoprii che in mezzo alla giungla c’era un parco nazionale chiamato Taman Negara. [...]
Il giorno seguente facciamo un’escursione a piedi nella giungla. Nel parco nazionale i sentieri sono larghi più di tre metri. Denise spiega che devono essere tagliati così larghi perché la giungla ricresce molto rapidamente. Passiamo accanto a zenzero rosso in fiore, malacca spinosa e qualche rara piccola orchidea ma il paesaggio è principalmente verde, uniforme, molto buio e caldo.
Denise mi ha assicurato che avremmo visto dei gibboni e li sentiamo ululare tra le chiome degli alberi sopra di noi con grida che assomigliano più o meno a “cau-cau”. Li sento muovere con fracasso tra i rami ma non riesco a vederli. Poi, col binocolo intravedo quattro forme nere che in lontananza si stagliano contro il cielo. Un agitarsi di rami e scompaiono. Ecco che ho visto i gibboni, non li vedrò mai meglio di così.
L’aria è calda e umida sotto gli alberi. Sono fradicia di sudore. Di tanto in tanto lungo la pista la visuale si apre e consente di vedere un panorama più ampio della giungla. Gli alberi sono tutti leggermente spolverati di colore: rosso e giallo e bianco e rosa, qui una collina assomiglia a una collina autunnale nel Vermont però è più pallida, slavata. Denise spiega che siamo nella stagione secca e gli alberi sono in fiore. Ecco perché mostrano quei colori polverosi. Quelli che vedo sono migliaia di minuscoli fiori.
Camminiamo per un’ora e finalmente raggiungiamo il luogo che cercavamo. Sono senza fiato, stanchissima, contenta di poter riposare. Ci fermiamo e scopro subito una delle conseguenze di tutti quegli alberi in fiore. Le api.
Tutta questa immensa giungla è in fiore e ci sono migliaia e migliaia di api. Camminando non le avevo notate, ora che mi sono fermata calano si di me, brulicano sulla macchina fotografica e sulle mie mani mentre scatto le fotografie. Se abbasso lo sguardo le vedo sulle braccia e sulla maglietta. Ciò che attira le api è il mio sudore salato e non mi pungeranno se resterò tranquilla e farò movimenti lenti. Mi rilasso istantaneamente. Non ho una particolare paura delle api né sono allergica alla loro puntura. Un po’ di api non mi disturbano. È un’esperienza interessante.
Le api continuano a posarsi.
Me le sento camminare sulla fronte e sulle guance.
Me le sento nelle orecchie e sento il ronzio delle numerose ali.
Le vedo strisciare sulla montatura degli occhiali.
Mi fanno il solletico camminandomi sulle palpebre.
Me le sento camminare sulle labbra
Ora non sono più rilassata…
Ho voglia di urlare faccio di tutto per non farlo.
Le api adesso sono così fitte sulle lenti dei miei occhiali che quasi non riesco a vedere Denise.
Ha anche lei un bel po’ di api addosso e mi sta sorridendo.
<<preferiscono te bella salata>>
Cerco di controllare il respiro per evitare l’affanno breve e brusco della paura. Me la sto cavando bene, riesco a controllarmi, tuttavia potrei cominciare a urlare in qualunque momento.
<<le api ti danno fastidio?>>
Un po’…
<<se ti infastidiscono possiamo riprendere a camminare e voleranno via>>
Ma sono troppo stanca per camminare adesso.
Devo sopportare le api ancora per qualche momento.
E mentre mi brulicano addosso giù per la maglietta e su verso le ascelle e dietro il collo e tra le dita mentre me le sento dappertutto… mi rendo conto che sto aspettando di essere punta. Se potessi credere davvero che non mi pungeranno potrei rilassarmi.
<<non ti pungeranno vogliono solo leccarti sono molto delicate>>
Mi sembra inconcepibile che non mi pungano. In questo momento sono incrostata di api, ne ho talmente tante addosso che sento il peso in più sul mio corpo. E non sono ancora stata punta.
Abbasso gli occhi e vedo il mio petto, coperto di api, che si solleva e si abbassa. Non ho più voglia di scattare fotografie, tra l’altro non ci vedo abbastanza, con tutte quelle api.
<<pronta per ripartire?>>
Si!
Cominciamo a camminare lentamente.
Le api scivolano via una ad una.
Dopo qualche istante non ne ho addosso più nemmeno una e sono di nuovo sul sentiero.
E non sono stata punta!
da “Viaggi” di Michael Crichton
Questo è uno dei pezzi che ho recitato durante l’ultimo spettacolo teatrale a cui ho preso parte. Un’ora e mezza sul tema del viaggio, inteso anche (e soprattutto) come viaggio interiore. In quasi tutti i pezzi eravamo le mie compagne ed io insieme sul palco. Tranne in questo. Un monologo. Un monologo lungo quattro pagine. Pieno di parole che credevo non mi sarei mai ricordata. Eppure, non ho dimenticato nulla, mi sono immedesimata fin troppo (sono realmente terrorizzata dalle api), e ne sono uscita soddisfattissima. Una lunga premessa per arrivare a dire che il mio appuntamento di oggi si è concluso con una proposta teatrale. La sto ancora metabolizzando, ho bisogno di un po’ di tempo per rifletterci su, ma domani devo dare una risposta.
ore 16,31
“Ciao, ti disturbo?”
“No, dimmi”
“Ascolta, volevo sapere se più tardi ci possiamo incontrare, tipo verso le 18,30 perchè dovrei parlarti”
“Mi dispiace ma oggi sono incasinata”
“Domani?”
“Domani direi che va bene”
“Ok, allora ti aspetto sotto il tuo ufficio quando esci”
“Vuoi anticiparmi qualcosa?”
“No, altrimenti a cosa penserai tutt’oggi e domani?”
Io la presunzione degli uomini proprio non la sopporto.. roba da tiragli un mega pacco che se lo ricorderà per la vita.
Ma poi come faccio a sapere di cosa mi voleva parlare?
sospeso
il pensiero di te è lì
sospeso davanti a me
spostato un po’ sulla destra
che aspetta
aspetta
e aspetta ancora
sorrido perchè forse
quel momento
non arriverà mai
ma mi piace pensarlo
e mi piace tenerlo lì
fluttuante
e morbido come un cuscino


