Da un anno e mezzo quasi ho una macchina fotografica semi-professionale, che mi permette di andare un po’ oltre la classica fotografia con la digitale compatta. Come spiegavo qualche post addietro, nei miei interessi sono un po’ lenta e pigra, necessito di essere spronata. Ultimamente poi mi trovo meglio davanti l’obiettivo, complici alcuni casi della vita.
Parlando con la mia ex coinquilina, è venuto fuori che da due anni è iscritta a un corso di fotografia tenuto da un bravissimo insegnante/fotografo della mia città. Mi ha spiegato come lavora: severo, esigente, comprensibile, puntiglioso nel volere le fotografie (l’esempio del file mandatogli cognome_nome_progetto1 anziché nome_cognome_progetto1 mi ha mandato in solluchero!).
Ho chiesto anche a un fotografo professionista con cui ho lavorato se lo conosce, e la risposta è stata “Non di persona, ma di fama, e ha una buona fama”. È da quest’estate che so che il 12 dicembre aprivano le iscrizioni al corso. La mia ex coinquilina si è raccomandata di andarci il giorno stesso, perché avrei potuto non trovare più posto. È un corso ambito perché oltre all’insegnante “di buona fama” il costo è abbordabilissimo. Inoltre si inizia con un corso base, per poi il secondo anno fare un corso intermedio e il terzo il corso avanzato. In tre annetti si dovrebbe riuscire a occuparsi di tutti gli aspetti della fotografia. Mi sono state raccontate di uscite nella nebbia, oppure col sole in montagna, o presso una sala prove di danza dove i ballerini ballavano apposta per farsi fotografare. Insomma, una organizzazione impeccabile.
Così ieri, ho aspettato con ansia la fine del mio orario di lavoro e mi sono diretta, sotto la pioggia, verso il circolo per l’iscrizione. Il lunedi però esco mezz’ora più tardi, e contando che pioveva, il traffico era super impazzito. Dovevo dirigermi verso l’altro capo della città, non sono abituata, non mi piace guidare, lo faccio pochissimo e prendo sempre un pezzo di tangenziale (quando vado a fare la spesa grossa). Ad ogni modo, finalmente arrivo nella via. Parcheggio a caso e inizio a cercare la porta. Non la trovo. Piove a dirotto e mi inzuppo. Vado avanti e indietro pensando “So che è qui ma non la vedo!!!” così sono salita in macchina, i vetri appannati, i guanti zuppi, i piedi con le rane dentro (le all star in ecopelle quando piove è proprio una ottima idea!), e ho fatto 400 metri. Eccoloooo, metto la freccia, riparcheggio e zuppa dalla testa ai piedi suono il campanello. Non mi risponde nessuno. Un signore esce così entro e salgo le scale, magari il tipo che prende le iscrizioni è in bagno. Nessuno. Le luci sono accese, ma tutte le porte chiuse. Sento delle voci provenire da una porta a vetri.. l’etichetta recita “presidenza”. Non mi azzardo a bussare per chiedere di iscrivermi al corso di fotografia, anche se vorrei farlo. scendo le scale sconsolata e leggo un cartello “A seguito dello sciopero non si garantisce la presenza del personale”. Ah, ecco! Anche la mensa era in sciopero, avrei dovuto pensarci e telefonare. Così risalgo in macchina inzuppata, sudata e pure indispettita. Mi immetto nuovamente nel traffico impazzito e clacsonante e arrivo a casa finalmente, dove potrò togliermi tutto alla velocità della luce ed entrare in una doccia calda.
L’indomani non piove. Stessa trafila. Stavolta esco all’orario consueto e sono lì 10 minuti dopo. Salgo le scale, chiedo ai due impiegati che mi dicono “Le iscrizioni si prendono al piano di sotto”. Va beh. Riscendo le scale ed entro nel gabbiotto dove c’è un ragazzo giovane che sembra aspettarmi. “Vorrei iscrivermi al corso base di fotografia, quello del lunedi”. mi da un modulo da compilare e mentre lo faccio mi dice “Guarda, data la forte richiesta il corso del lunedi è già pieno, e in accordo con l’insegnate abbiamo deciso di farne un altro al giovedi”. E io “No, dai, il giovedi faccio già teatro..” La sua faccia era impassibile. Mi è venuto il magone e non sto scherzando. “Sono venuta anche ieri ma non c’era nessuno!” e lui “Forse sei andata su, io qui ci sono stato fino alle 19” avrei voluto morire in quell’istante “Dai, è da agosto che aspetto questo giorno per iscrivermi!!!” e lui “Guardo se qualcuno del lunedi ha messo entrambi i giorni come indifferenti, eccolo qui, bene, spostiamo lui al giovedi” e io “Grazie!!!” non sarei mai uscita da quel gabbiotto senza iscrizione alla mano. Mal che vada mi iscrivevo a quello intermedio.
Da quando ho la relfex qualche scatto l’ho fatto, e qualche scatto mi sembra venuto bene. Ho cercato di leggere il manuale (mi fa schifo!) e qualche libro di fotografia digitale, ma mi sembra di dimenticarmi tutto non appena sono “sul campo”, quindi vado a tentoni. So che con un insegnante, dei progetti mirati ce la posso fare. Perché una passione così, no, secondo me non si improvvisa.