caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

lo so, sono un po’ in ritardo a scriverti la letterina. Ma non c’è problema, puoi leggerla anche fra due giorni, quando sarai tornato a casa dal tuo giro del mondo. Negli ultimi anni non ti ho mai chiesto niente, stavolta vorrei che facessi un regalo non a me, ma a una persona a cui tengo. Vorrei che gli facessi trovare lavoro. Vorrei che gli dessi più speranza e ottimismo, e autostima. Babbo, è l’unica richiesta che ho. Non è incondizionata, credo che la realizzazione di questo desiderio non porti gioia solo alla persona in questione, ma anche a quelle che gli stanno vicino e gli vogliono bene. Tu lo sai Babbo quale è questa gioia. E’ la gioia di poter rivivere un rapporto basato non solo sull’amore, anche perché si fa fatica a trovarlo in mezzo a questo nulla. Io ci ho provato, tu lo sai Babbo, ad aiutare in ogni modo la realizzazione di questo desiderio, io ci ho provato a togliere le distanze tra me e il nulla, io ci ho provato a fare finta di niente. E soprattutto ho provato ad aspettare. Adesso basta Babbo, fallo per l’economia se proprio.
Grazie Babbo, ti prometto che mi impegnerò ad essere più buona e a non arrabbiarmi per ogni piccola stupidaggine. Ti prometto che continuerò a pensare agli altri prima di diventare un po’ egoista perché “Adesso è ora che pensi un po’ anche a me”. Grazie per quello che potrai fare.

voglio dimostrarti la mia passione

Non sai quanto vorrei guardarti
mentre ti spoglio lentamente
mentre con le dita sento la tua pelle che diventa calda

Accarezzarti il viso, il collo
e scendere sulla schiena
mentre tu immobile ti concentri solo su quello che senti

Avere il profumo e il sapore di te
vedere il tuo corpo che si tende mentre lo tocco, mentre lo bacio
sentire la tua eccitazione, i tuoi gemiti e il tuo desiderio

Bagnarmi di te
fino a quando non resisti più
quando il tuo corpo sprigiona sudore e passione

E solo a quel punto farti mia

e così io son vostra tutta

Vi prego, pazientate ancora un poco;
fate scorrere ancora uno, due giorni
prima di cimentarvi con gli scrigni;
ché se sbagliaste nella vostra scelta
io perderei la vostra compagnia.
Indugiate perciò ancora un poco
C’è qualcosa – ma non è certo amore -
che mi dice che non vi vorrei perdere;
e voi sapete che non è dall’odio
che può venire un tale ammonimento;
ma per tema che voi non comprendiate
il mio sentire appieno – e una fanciulla
non ha altra lingua che il proprio pensiero
io vorrei trattenervi un mese o due
avanti che per me vi avventuriate.
Potrei indicarvi come sceglier bene
ma no, che allora mi farei spergiura,
e questo mai; però potreste perdermi;
e il pensiero che ciò possa accadere,
mi farebbe sembrar per me peccato
il non aver peccato di spergiuro.
Maledetti i vostri occhi!…
M’hanno stregata e spaccata a metà:
una metà è la vostra
l’altra metà di me è pure vostra
voglio dire la mia; ma s’essa è mia,
è vostra, e così io son vostra tutta.
Oh, che tempi crudeli questi nostri,
che frappongono tanti impedimenti
tra possessore e cosa posseduta!
Così, sebbene vostra, io non son vostra.
E se così dev’essere,
se ne vada all’inferno la fortuna
non io per questo!… Sto parlando troppo,
ma è solo per tesoreggiare il tempo,
per ritardarlo, tirarlo più a lungo
per trattenervi dal tentar la scelta.
da Il Mercante di Venezia di William Shakespeare

le apparenze

Ci sono persone che si fermano alle apparenze. Che è diverso dalla massima di Goethe

Solo le persone vuote non giudicano in base alle apparenze.

Non scrivo, non dico, non faccio sempre “capire” tutto. Perché confido nell’intelligenza delle persone. Infatti a volte non mi si capisce. È un mio problema da sempre. Mi sembra di ripetermi, ma spesso vengo fraintesa, perché quello che voglio dire non corrisponde a quello che dico in realtà. Ma nessuno è perfetto quindi ci sta.
Mi danno solo noia quelle persone che credono di sapere tutto, quelle che hanno la verità in tasca, quelle che devono trovare sempre il pelo nell’uovo, quelle che sembra sempre vogliano fare polemica. La polemica sterile non mi interessa. Se è costruttiva si, ma se fatta perché sei come la persona descritta sopra, beh, non mi venire incontro, please.

fotocorsi

Da un anno e mezzo quasi ho una macchina fotografica semi-professionale, che mi permette di andare un po’ oltre la classica fotografia con la digitale compatta. Come spiegavo qualche post addietro, nei miei interessi sono un po’ lenta e pigra, necessito di essere spronata. Ultimamente poi mi trovo meglio davanti l’obiettivo, complici alcuni casi della vita.

Parlando con la mia ex coinquilina, è venuto fuori che da due anni è iscritta a un corso di fotografia tenuto da un bravissimo insegnante/fotografo della mia città. Mi ha spiegato come lavora: severo, esigente, comprensibile, puntiglioso nel volere le fotografie (l’esempio del file mandatogli cognome_nome_progetto1 anziché nome_cognome_progetto1 mi ha mandato in solluchero!).
Ho chiesto anche a un fotografo professionista con cui ho lavorato se lo conosce, e la risposta è stata “Non di persona, ma di fama, e ha una buona fama”. È da quest’estate che so che il 12 dicembre aprivano le iscrizioni al corso. La mia ex coinquilina si è raccomandata di andarci il giorno stesso, perché avrei potuto non trovare più posto. È un corso ambito perché oltre all’insegnante “di buona fama” il costo è abbordabilissimo. Inoltre si inizia con un corso base, per poi il secondo anno fare un corso intermedio e il terzo il corso avanzato. In tre annetti si dovrebbe riuscire a occuparsi di tutti gli aspetti della fotografia. Mi sono state raccontate di uscite nella nebbia, oppure col sole in montagna, o presso una sala prove di danza dove i ballerini ballavano apposta per farsi fotografare. Insomma, una organizzazione impeccabile.

Così ieri, ho aspettato con ansia la fine del mio orario di lavoro e mi sono diretta, sotto la pioggia, verso il circolo per l’iscrizione. Il lunedi però esco mezz’ora più tardi, e contando che pioveva, il traffico era super impazzito. Dovevo dirigermi verso l’altro capo della città, non sono abituata, non mi piace guidare, lo faccio pochissimo e prendo sempre un pezzo di tangenziale (quando vado a fare la spesa grossa). Ad ogni modo, finalmente arrivo nella via. Parcheggio a caso e inizio a cercare la porta. Non la trovo. Piove a dirotto e mi inzuppo. Vado avanti e indietro pensando “So che è qui ma non la vedo!!!” così sono salita in macchina, i vetri appannati, i guanti zuppi, i piedi con le rane dentro (le all star in ecopelle quando piove è proprio una ottima idea!), e ho fatto 400 metri. Eccoloooo, metto la freccia, riparcheggio e zuppa dalla testa ai piedi suono il campanello. Non mi risponde nessuno. Un signore esce così entro e salgo le scale, magari il tipo che prende le iscrizioni è in bagno. Nessuno. Le luci sono accese, ma tutte le porte chiuse. Sento delle voci provenire da una porta a vetri.. l’etichetta recita “presidenza”. Non mi azzardo a bussare per chiedere di iscrivermi al corso di fotografia, anche se vorrei farlo. scendo le scale sconsolata e leggo un cartello “A seguito dello sciopero non si garantisce la presenza del personale”. Ah, ecco! Anche la mensa era in sciopero, avrei dovuto pensarci e telefonare. Così risalgo in macchina inzuppata, sudata e pure indispettita. Mi immetto nuovamente nel traffico impazzito e clacsonante e arrivo a casa finalmente, dove potrò togliermi tutto alla velocità della luce ed entrare in una doccia calda.

L’indomani non piove. Stessa trafila. Stavolta esco all’orario consueto e sono lì 10 minuti dopo. Salgo le scale, chiedo ai due impiegati che mi dicono “Le iscrizioni si prendono al piano di sotto”. Va beh. Riscendo le scale ed entro nel gabbiotto dove c’è un ragazzo giovane che sembra aspettarmi. “Vorrei iscrivermi al corso base di fotografia, quello del lunedi”. mi da un modulo da compilare e mentre lo faccio mi dice “Guarda, data la forte richiesta il corso del lunedi è già pieno, e in accordo con l’insegnate abbiamo deciso di farne un altro al giovedi”. E io “No, dai, il giovedi faccio già teatro..” La sua faccia era impassibile. Mi è venuto il magone e non sto scherzando. “Sono venuta anche ieri ma non c’era nessuno!” e lui “Forse sei andata su, io qui ci sono stato fino alle 19” avrei voluto morire in quell’istante “Dai, è da agosto che aspetto questo giorno per iscrivermi!!!” e lui “Guardo se qualcuno del lunedi ha messo entrambi i giorni come indifferenti, eccolo qui, bene, spostiamo lui al giovedi” e io “Grazie!!!” non sarei mai uscita da quel gabbiotto senza iscrizione alla mano. Mal che vada mi iscrivevo a quello intermedio.

Da quando ho la relfex qualche scatto l’ho fatto, e qualche scatto mi sembra venuto bene. Ho cercato di leggere il manuale (mi fa schifo!) e qualche libro di fotografia digitale, ma mi sembra di dimenticarmi tutto non appena sono “sul campo”, quindi vado a tentoni. So che con un insegnante, dei progetti mirati ce la posso fare. Perché una passione così, no, secondo me non si improvvisa.

e ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un’immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza

Durante la pausa pranzo vado a mangiare in una mensa nel centro commerciale che c’è di fianco a dove lavoro. Per arrivarci devo fare un pezzo a piedi relativamente breve. E’ qualche giorno che, al rientro in ufficio, noto un signore che legge il giornale sulla sua auto. Accesa.

Adesso, dai, non ci sono -2° che si muore di freddo e non stai aspettando nessuno, dimmi che cavolo tieni accesa l’auto a fare??? Tra l’altro, a quell’ora nel parcheggio di fronte a dove lavoro ci sono un sacco di posti al sole, puoi metterti lì no? No. Entra dentro al centro, se proprio. No. Lui è lì, da 4 giorni, fermo a leggere il suo cazzo di giornale nella sua cazzo di auto. Accesa.

E mi viene voglia di andare da lui, bussargli al finestrino e dirgli “L’auto sarà anche sua, ma la Terra è di tutti”. Ma mi è stato consigliato di non farlo, perché potrei ricevere un pugno in faccia.

Logico no?

Ogni tanto penso di essere un po’ strana, ma più il tempo passa più penso che c’è gente molto più strana di me. Non che sia consolante, chissà se anche loro pensano di essere strani. E non parlo delle manie che uno ha, tipo io mi lavo i denti con l’acqua calda e mangio la pastasciutta corta con il cucchiaio, e so che farò inorridire qualcuno ma già ne avevo parlato qualche anno fa qualche post fa quando ancora questo blog era su un’altra piattaforma. Essere strana mi piace, sia chiaro, ma mi fa anche pensare che spesso quello che vorrei dire e fare non corrisponde a quello che realmente dico e faccio. Che ci siano due entità distinte dentro di me? Non so parlando di razionalità e istinto, anche perché ultimamente sono più istintiva che razionale, fin troppo. Non so bene cosa voglio dire. Cioè, ce l’ho in testa ma non riesco ad esprimerlo. Ecco, visto?

esercizi di training autogeno contro l’insonnia

Anni fa, quando vivevo con dei coinquilini sporchi, rumorosi e scansafatiche, iniziai a soffrire di insonnia. Non capivo perché, dato che (a parte qualche sporadico episodio) avevo sempre dormito come un sasso. La prima cosa che feci è stata andare in farmacia. Odio le farmacie, ma ci ero entrata per prendere delle pastiglie di valeriana. Non mi facevano nulla. Esasperata, dopo un mese che non chiudevo occhio, andai in biblioteca, e iniziai a cercare “i rimedi contro l’insonnia”. Dopo una ricerca lunga ed estenuante (c’era solo l’imbarazzo della scelta), trovai un libro che faceva al caso mio, si intitolava pressappoco “esercizi di trainig autogeno contro l’insonnia”. Era piccolo e ben fatto. La sua introduzione parlava del perché si soffre di insonnia: ansia, troppi pensieri, non stare bene psicologicamente. Due degli esercizi del libro mi hanno aiutato tantissimo.

Innanzitutto l’autore si raccomandava di andare a dormire non troppo tardi e sempre più o meno alla stessa ora; di cercare di rilassarsi, di indossare capi comodi che non costringano il corpo, e la temperatura della stanza non deve essere né troppo alta né troppo bassa. Le finestre devono essere completamente chiuse di modo che ci sia buio. A questo punto si può iniziare con il primo esercizio.

Ricordo ancora il nome: “Esercizio della pesantezza” nel senso che non è pesante (anche se in realtà fa venire due balle). Bisogna sdraiarsi a pancia in su con le gambe e le braccia leggermente aperte. La testa può poggiare normalmente sopra il cuscino. Iniziare a pensare al proprio corpo fatto di tanti pezzi: piedi, caviglie, ginocchia, gambe, tronco, braccia, mani, collo, testa. Concentrarsi solo ed esclusivamente sul proprio corpo, vederselo sdraiato dentro al letto. A questo punto inizia l’esercizio vero e proprio: bisogna ripetersi nella mente delle frasi che richiamino la pesantezza dei propri componenti del corpo, partendo dal basso verso l’alto. “I miei piedi sono pesanti, pesanti come il piombo”, “Le mie gambe sono pesanti, sprofondano nel materasso”. Tutto con molta calma e senza fretta. Mi pare di ricordare che l’esercizio per essere fatto bene non deve durare meno di 20 minuti. Lo so, sembra un pacco, ma, piano piano si sale, si arriva alla testa: “La mia testa è pesante, pesante come il piombo, sprofonda nel materasso”. Per farlo durare di più, si può anche utilizzare un arto alla volte, tipo “La mia mano sinistra è pesantissima! Pesa 100 chili”, e via con la mano destra, etc. A questo punto succede una cosa che a me ha colpito tantissimo e a tratti spaventato: ci si sente veramente tutto il corpo pesante come il piombo e non ci si riesce quasi a muoversi. Attenzione! Non deconcentrarsi e cercare, sempre con molta calma e lentamente, la posizione che vorremmo usare per dormire. Io per esempio ricordo che mi ero messa sul fianco destro. Ecco, viene da non crederci ma in quel momento ci si addormenta e si fa una lunga dormita, senza mai svegliarsi, fino al mattino. Personalmente l’esercizio ha funzionato la seconda volta, perché la prima mi sentivo una idiota e non mi ero concentrata, preferendo una camomilla che invece di farmi dormire e rilassare mi ha lasciato con gli occhi sbarrati tutta notte.

Il secondo esercizio è più carino e dovrebbe avere lo stesso effetto. Qui, a differenza dell’altro, si può già scegliere la posizione preferita per dormire. A questo punto c’è da ripercorrere tutte le tappe della propria giornata andando a ritroso. Però nei minimi dettagli. Tipo: “Ho spento la luce. Mi sono messa a letto. Mi sono lavata i denti. Ho fatto la pipì. Ho accarezzato il gatto… etc” fino a quando non si crolla. La tua mente è talmente concentrata a pensare a queste semplici azioni, che non può divagare su quello per cui non si riesce a dormire! Questo a me è funzionato subito, e ricordo che non ero andata al di là della sera con le azioni.. Non ricordo però il nome dell’esercizio.

Consiglio: non demoralizzarsi se non funzionano subito, riprovare una seconda volta, altrimenti la sera dopo. Tanto.. cosa si ha da perdere?

c’è grossa crisi

Ieri sera chiacchierando con amici una di loro ha risposto a una affermazione “Eh, ma quando studi non puoi permetterti di pensare di comprare quello che vuoi, anche un caffè per me è una spesa” e l’altra “Guarda che siamo stati studenti tutti, sai?” risposta “Si ma quando non sei tu a disporre delle tue finanze è un po’ difficile”. A questo punto sono intervenuta io, non potevo stare zitta. Ho raccontato di una persona che a ogni occasione che riguarda l’argomento genitori-soldi mi dice “Ai miei non perdonerò mai il fatto che non mi abbiano fatto studiare”.

Io ho iniziato a lavorare al sabato sera quando avevo 18 anni. Mesta mesta sono entrata nel pub di fianco alla discoteca che frequentavano i miei amici e ho chiesto se avevano bisogno. Il sabato dopo ero dietro il bancone. Facevo ancora le superiori. Durante l’estate ho fatto la baby sitter. L’inverno dopo ho continuato al pub, l’anno dopo ancora pizzerie, e così via… mi sono pagata gli studi io. Mi fa incazzare questo atteggiamento, cosa vuol dire “Non mi hanno fatto studiare”? Se volevi studiare avresti potuto farlo benissimo anche senza l’aiuto dei tuoi genitori.. dì piuttosto che non avevi voglia di studiare! Credo che una persona che abbia voglia, i soldi per pagarsi l’università li trovi. La risposta delle 23enne che casca dalle nuvole? “Eh, ma ai tuoi tempi si trovava ancora lavoro!”. A parte che non ho 80 anni e “i miei tempi” sono 10 anni fa.. non credo che uno straccio di cameriera in un ristorante al sabato sera tu non lo possa trovare, almeno per pagarti la benzina! Se ce l’ho fatta io, che non sono nè la più bravabellaeintelligentedistomondo può farcela chiunque.

Ah, già, ma tu non ci hai nemmeno provato, dato che a priori “c’è crisi”. Si, c’è grossa crisi, grosso egoismo…