pezzi di me

“Lo so che facendo così ogni giorno perdo un pezzetto di te.”

Ecco, vedi di non tagliarmi, tritarmi, masticarmi, e digerirmi come un pezzo di carne.

troppo tempo

In questi mesi è successo di tutto. Mi sono dedicata a quello che mi piaceva fare anche se non come avrei voluto. La “colpa” è stata di una storia talmente passionale, talmente potente, che mi ha trascinata via come fa la corrente del Po con i pezzi di legno. Così come è iniziata, tutto d’un botto, è anche finita. Soffrendo come una adolescente alla sua prima delusione d’amore mi sono rialzata in piedi. Altro giro, altro regalo. Prima sei l’inseguito, adesso l’inseguitore. Ma non è così semplice. Basta aspettative. Basta pensare di essere al centro del mondo di qualcuno. Perché non sarà mai così, è ora che me lo metta in testa. Dentro di me è come un terremoto, giusto per rimanere in tema sulla scossa di sabato notte. Quello che non riesco a capire è perché quando inizio a provare qualcosa, questo debba inevitabilmente finire.

Immagine

à bientôt!

In questi ultimi 15 giorni sono riuscita a: dire quanto voglio bene al mio migliore amico, stare più vicina alla mia migliore amica che sta passando un brutto periodo, non rinunciare ad andare a ballare la musica che mi piace, andare in palestra almeno due volte a settimana, mangiare sano (ho tolto anche i formaggi DOP poichè fatti con caglio di origine animale), gustarmi la preparazione del cibo, farmi venire la cistite, spalare tantissima neve, spendere 70 euro in due per una cena e non fare una piega, trovare la coinquilina (ma solo per tre mesi), aiutare i padroni di casa a portare l’arredamento della sua futura stanza (evviva!), prenotare per Parigi (parto fra due giorni), partecipare a due feste di carnevale di cui una fighissima, continuare ad essere allegra e spensierata anche se sto iniziando (te pareva) a farmi le paranoie. Ma le voglio scacciare via dai miei pensieri, per lo meno non prima di essere tornata da Parigi. Voglio staccare, ultimamente il lavoro è abbastanza pesante, stiamo uscendo con i cataloghi estivi e c’è un po’ di agitazione nell’aria. Mi sono regalata lo smartphone. A I U T O. E’ una droga. Scappo a stendere i panni, à bientôt!

la cura

Da quando l’ho lasciato ho avuto l’adrenalina a mille. Capito che non ero più innamorata da un bel po’, per me è stato più semplice iniziare a vivermi la mia vita senza dover stare dietro a tutte le cavolate di un’altra persona. Libera e viva, soprattutto mentalmente. Mi porto dietro questa adrenalina da più di un mese, adrenalina che ho sempre avuto, ma che era nascosta e accartocciata tra mille altri pensieri. Intanto hanno dato le parti per lo spettacolo teatrale. Io farò l’uomo e sul copione ho contato circa 15 battute, non male per una che si fa il culo e sul palco cerca di dare tutta sè stessa. Non sono stata a sindacare e nemmeno me lo sogno, ma alla domanda via sms del regista su cosa pensassi delle assegnazioni ho semplicemente risposto “Avrai fatto sicuramente le tue giuste valutazioni, non nego che mi sarebbe piaciuta una parte più importante”. Per me era punto, fine e stop. Infatti nessuna risposta, ma poi alle prove lui si arrabbia perchè quelle a cui ha dato le parti principali non fanno come dice lui, faceva le facce, si mordeva le mani, io pensavo “ben ti sta”, cavolo siamo in 3/4 che facciamo teatro da anni, ci conosci, non dico io essere la protagonista, magari non ero nemmeno adatta, però 15 battute mi buttano un po’ giù. Vabbè. Ma lunedi prossimo finalmente inizierò il corso di fotografia tanto agognato e sognato, sono andata alla serata di presentazione, il maestro è simpatico e si vede subito che è una persona molto competente. Ci insegnerà ad usare le nostre reflex al meglio, che poi è quello che voglio. Inoltre subito dopo il corso base inizia quello intermedio e da lì si inizierà a ragionare seriamente su come si fotografa, di un po’ di tecnica in più, la passione e il sentimento non bastano. I primi di marzo mi scade l’abbonamento della palestra, i tanti soldini spesi e il tanto lavoro fatto in questi mesi sono valsi a qualcosa, mi sento veramente bene e adesso quando mi guardo allo specchio non vedo più una alta 1,74 che cerca di essere a suo agio ma non ci riesce, ma una alta 1,74 che è riuscita a distribuire meglio le sue grazie e che si sente molto molto più a suo agio tanto da riuscire a comprare un paio di stivaletti neri col tacco e portarli per tutto il giorno senza fare una piega. Il lunedi dopo che la mia storia è finita e lui è andato via, dopo il lavoro, sono andata per negozi e dalle 18 alle 21 sono riuscita a comprare due maglioni, due maglie sottogiacca a maniche lunghe, una maglia con la zip, le scarpe col tacco, una borsa, un paio di calze parigine, una canotta anni 80 da panico per 170 eurini… per non parlare delle tre paia di jeans presi la settimana seguente, un completino intimo, e la scorsa settimana finalmente il cappottino nero che cercavo da una vita, al 50% di sconto per fortuna. Sto cercando una coinquilina, pagare l’affitto pieno per un altro mese mi scoccia, solo che la camera non è arredata e i padroni sono lenti a prendere una decisione, avrei trovato anche già una ragazza carina, seria, lavora pure ai teatri, sta studiando per assistente sociale, ma la camera la vuole arredata, verrebbe anche domani.. cavolo in qualsiasi negozio di arredamento ci sono anche le camere a poco, e in due giorni te la portano.. mamma mia cosa ci vuole.. mi devo riabituare ad abitare con qualcuno che non conosco, ma ci sta, stavolta sono io che detto le regole che poi sono: igiene, non troppo casino, correttezza e l’affitto e le bollette si dividino. Per il resto mi frega. Intanto io starei cercando casa da comprare, ho appena iniziato, ma i miei pressano da quando ho 18 anni praticamente, dicono che l’affitto è uno spreco, che mi aiuterebbero con il mutuo etc.. ok, ma datemi tregua, adesso sto bene qui, ho la mia vita e tutte le mie cose, non posso fare da pacco postale in continuazione, loro sono abituati, da quando sono venuti via dalla Sicilia han cambiato mille case, e io con loro, ho vissuto anche un anno in Sicilia quando avevo 4 anni, e lì è nato mio fratello in quel periodo, poi sono venuti su di nuovo, ma le case che abbiamo cambiato non le conto più.. poi io che da quando sono uscita di casa faccio la zingara ovunque, un po’ di stabilità ci vuole, mi manca. Con il lavoro, dopo un periodo di magra, ho ricominciato a faticare seriamente, essere messa sotto pressione, non c’ero più abituata, ma è ovvio che mi piace di più lavorare che fare poco, anche perchè altrimenti il mio ruolo sarebbe messo in discussione, con questa crisi, contratto di solidarietà e agenzie che chiudono, tanti colleghi rimangono a casa, io devo solo essere contenta del posto che ho anche se con il mio stipendio mi pago l’affitto le spese e forse riesco a mettere da parte 50 euro si e no. Ma sono felice di tutto, ci sarebbe anche altro, ma per ora me lo godo solo io, non so come andrà, ma sono felice, è questo che conta, mi sento allegra e spensierata, anche se l’altra sera mi è venuta la botta di tristezza, ero a casa da sola, mi sono messa a letto, ho iniziato a pensare, mi sono fatta il mio bel pianto liberatorio, la giornata era andata malissimo, al lavoro qualsiasi cosa mi buttava giù, ho messo in discussione le mie capacità, ho messo in discussione le persone che ho intorno.. il giorno dopo la mia unica vera amica che ho al lavoro, saputo che mi doveva venire il ciclo mi ha detto che era sindrome premestruale di brutto, che più si va avanti è più sarà peggio.. non ci voglio pensare, io sono fortunata, da quel punto di vista lì, ormoni o non ormoni sono lunatica di mio, ma adesso ci baderò di più, sono curiosa. Mi è tornata pure voglia di cucinare, e io non posso mangiare sempre le stesse cose, essendo vegetariana da quasi un anno devo variare sempre a volte non è semplice, ma ci si prova dai. Avevo pure smesso di ascoltare la musica che mi piaceva, per me c’era solo David Bowie, in realtà il mio vero gruppo preferito sono i Cure, li ho pure visti di sgamo nel 2005, il concerto era sold out in due giorni, ma sono riuscita lo stesso, questo mi fa pensare che se voglio qualcosa la riesco ad ottenere (quasi) sempre. Ultima cosa, forse 24-27 febbraio weekend lungo a Parigi, dove non sono mai stata, mai ispirata, ma adesso è ora, ci si deve andare per forza.

una scheggia impazzita

Fondamentalmente sto abbastanza bene, la decisione l’ho presa io. Sono arrivata ad un punto dove finalmente mi sono decisa di pensare anche un po’ a me. Non so dove mi porterà questa decisione, me ne curerò strada facendo, per adesso è come se mi fossi tolta un macigno dalle spalle.
Io sono sicura della decisione che ho preso, sempre di più! Lui deve pensare a ricostruire i pezzi della sua vita, ma non con me. Io non sono la sua vita (che lui insista o no). Era arrivato a toccare il fondo, era diventato una persona senza più alcuno scopo. Io devo pensare alla mia vita adesso, alle mie passioni, alle mie cose. Io ho voglia di vivere, cazzo! Io voglio tornare ad essere la persona allegra e solare che ero una volta, che sono in realtà! So che otto anni non si cancellano così, come con un colpo di spugna, ma ho bisogno di starmene un po’ per i fatti miei adesso. E ho l’adrenalina che non mi passa, sono carica come una molla, una scheggia impazzita.

E’ finita

Voglio pensare a me adesso
alla mia vita
alle mie passioni
alle mie emozioni.

E tu devi pensare a te
alla tua vita
senza di me.

Io non sono la tua vita.

Non mi colpisci con il vittimismo
col dire che ho ragione
col farmi vedere quello che non hai fatto fino adesso.

E’ finita.

la comunicazione

Sono laureata in scienze della comunicazione. Quindi dovrei essere capace di comunicare, per lo meno. E invece scappo. Non affronto la situazione. Non più.
Ci ho già provato tante, troppe volte. Poi mi sono stufata. Cosa devo fare? Come te lo devo dire? Ti devo fare un disegno? (Me la cavo anche piuttosto bene a disegnare)
Ormai mi è diventato comodo fuggire da questa situazione. Il fatto è che ho paura di non trovare le parole giuste, ho paura di fare una grossa cazzata. Perché io quando faccio le cazzate, le faccio veramente grosse. Non si scappa. Ma lo faccio. Ultimamente spesso. Lo faccio quando credo che le cose non si possano più risolvere. Invece mi tengo le cose belle, le emozioni, le sensazioni forti, e blablabla. Sono una idiota.
Io sono sicura di averceli i coglioni, sono un po’ nascosti ma ci sono. Devo proprio tirarli fuori?

caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

lo so, sono un po’ in ritardo a scriverti la letterina. Ma non c’è problema, puoi leggerla anche fra due giorni, quando sarai tornato a casa dal tuo giro del mondo. Negli ultimi anni non ti ho mai chiesto niente, stavolta vorrei che facessi un regalo non a me, ma a una persona a cui tengo. Vorrei che gli facessi trovare lavoro. Vorrei che gli dessi più speranza e ottimismo, e autostima. Babbo, è l’unica richiesta che ho. Non è incondizionata, credo che la realizzazione di questo desiderio non porti gioia solo alla persona in questione, ma anche a quelle che gli stanno vicino e gli vogliono bene. Tu lo sai Babbo quale è questa gioia. E’ la gioia di poter rivivere un rapporto basato non solo sull’amore, anche perché si fa fatica a trovarlo in mezzo a questo nulla. Io ci ho provato, tu lo sai Babbo, ad aiutare in ogni modo la realizzazione di questo desiderio, io ci ho provato a togliere le distanze tra me e il nulla, io ci ho provato a fare finta di niente. E soprattutto ho provato ad aspettare. Adesso basta Babbo, fallo per l’economia se proprio.
Grazie Babbo, ti prometto che mi impegnerò ad essere più buona e a non arrabbiarmi per ogni piccola stupidaggine. Ti prometto che continuerò a pensare agli altri prima di diventare un po’ egoista perché “Adesso è ora che pensi un po’ anche a me”. Grazie per quello che potrai fare.

voglio dimostrarti la mia passione

Non sai quanto vorrei guardarti
mentre ti spoglio lentamente
mentre con le dita sento la tua pelle che diventa calda

Accarezzarti il viso, il collo
e scendere sulla schiena
mentre tu immobile ti concentri solo su quello che senti

Avere il profumo e il sapore di te
vedere il tuo corpo che si tende mentre lo tocco, mentre lo bacio
sentire la tua eccitazione, i tuoi gemiti e il tuo desiderio

Bagnarmi di te
fino a quando non resisti più
quando il tuo corpo sprigiona sudore e passione

E solo a quel punto farti mia

e così io son vostra tutta

Vi prego, pazientate ancora un poco;
fate scorrere ancora uno, due giorni
prima di cimentarvi con gli scrigni;
ché se sbagliaste nella vostra scelta
io perderei la vostra compagnia.
Indugiate perciò ancora un poco
C’è qualcosa – ma non è certo amore -
che mi dice che non vi vorrei perdere;
e voi sapete che non è dall’odio
che può venire un tale ammonimento;
ma per tema che voi non comprendiate
il mio sentire appieno – e una fanciulla
non ha altra lingua che il proprio pensiero
io vorrei trattenervi un mese o due
avanti che per me vi avventuriate.
Potrei indicarvi come sceglier bene
ma no, che allora mi farei spergiura,
e questo mai; però potreste perdermi;
e il pensiero che ciò possa accadere,
mi farebbe sembrar per me peccato
il non aver peccato di spergiuro.
Maledetti i vostri occhi!…
M’hanno stregata e spaccata a metà:
una metà è la vostra
l’altra metà di me è pure vostra
voglio dire la mia; ma s’essa è mia,
è vostra, e così io son vostra tutta.
Oh, che tempi crudeli questi nostri,
che frappongono tanti impedimenti
tra possessore e cosa posseduta!
Così, sebbene vostra, io non son vostra.
E se così dev’essere,
se ne vada all’inferno la fortuna
non io per questo!… Sto parlando troppo,
ma è solo per tesoreggiare il tempo,
per ritardarlo, tirarlo più a lungo
per trattenervi dal tentar la scelta.
da Il Mercante di Venezia di William Shakespeare

le apparenze

Ci sono persone che si fermano alle apparenze. Che è diverso dalla massima di Goethe

Solo le persone vuote non giudicano in base alle apparenze.

Non scrivo, non dico, non faccio sempre “capire” tutto. Perché confido nell’intelligenza delle persone. Infatti a volte non mi si capisce. È un mio problema da sempre. Mi sembra di ripetermi, ma spesso vengo fraintesa, perché quello che voglio dire non corrisponde a quello che dico in realtà. Ma nessuno è perfetto quindi ci sta.
Mi danno solo noia quelle persone che credono di sapere tutto, quelle che hanno la verità in tasca, quelle che devono trovare sempre il pelo nell’uovo, quelle che sembra sempre vogliano fare polemica. La polemica sterile non mi interessa. Se è costruttiva si, ma se fatta perché sei come la persona descritta sopra, beh, non mi venire incontro, please.

fotocorsi

Da un anno e mezzo quasi ho una macchina fotografica semi-professionale, che mi permette di andare un po’ oltre la classica fotografia con la digitale compatta. Come spiegavo qualche post addietro, nei miei interessi sono un po’ lenta e pigra, necessito di essere spronata. Ultimamente poi mi trovo meglio davanti l’obiettivo, complici alcuni casi della vita.

Parlando con la mia ex coinquilina, è venuto fuori che da due anni è iscritta a un corso di fotografia tenuto da un bravissimo insegnante/fotografo della mia città. Mi ha spiegato come lavora: severo, esigente, comprensibile, puntiglioso nel volere le fotografie (l’esempio del file mandatogli cognome_nome_progetto1 anziché nome_cognome_progetto1 mi ha mandato in solluchero!).
Ho chiesto anche a un fotografo professionista con cui ho lavorato se lo conosce, e la risposta è stata “Non di persona, ma di fama, e ha una buona fama”. È da quest’estate che so che il 12 dicembre aprivano le iscrizioni al corso. La mia ex coinquilina si è raccomandata di andarci il giorno stesso, perché avrei potuto non trovare più posto. È un corso ambito perché oltre all’insegnante “di buona fama” il costo è abbordabilissimo. Inoltre si inizia con un corso base, per poi il secondo anno fare un corso intermedio e il terzo il corso avanzato. In tre annetti si dovrebbe riuscire a occuparsi di tutti gli aspetti della fotografia. Mi sono state raccontate di uscite nella nebbia, oppure col sole in montagna, o presso una sala prove di danza dove i ballerini ballavano apposta per farsi fotografare. Insomma, una organizzazione impeccabile.

Così ieri, ho aspettato con ansia la fine del mio orario di lavoro e mi sono diretta, sotto la pioggia, verso il circolo per l’iscrizione. Il lunedi però esco mezz’ora più tardi, e contando che pioveva, il traffico era super impazzito. Dovevo dirigermi verso l’altro capo della città, non sono abituata, non mi piace guidare, lo faccio pochissimo e prendo sempre un pezzo di tangenziale (quando vado a fare la spesa grossa). Ad ogni modo, finalmente arrivo nella via. Parcheggio a caso e inizio a cercare la porta. Non la trovo. Piove a dirotto e mi inzuppo. Vado avanti e indietro pensando “So che è qui ma non la vedo!!!” così sono salita in macchina, i vetri appannati, i guanti zuppi, i piedi con le rane dentro (le all star in ecopelle quando piove è proprio una ottima idea!), e ho fatto 400 metri. Eccoloooo, metto la freccia, riparcheggio e zuppa dalla testa ai piedi suono il campanello. Non mi risponde nessuno. Un signore esce così entro e salgo le scale, magari il tipo che prende le iscrizioni è in bagno. Nessuno. Le luci sono accese, ma tutte le porte chiuse. Sento delle voci provenire da una porta a vetri.. l’etichetta recita “presidenza”. Non mi azzardo a bussare per chiedere di iscrivermi al corso di fotografia, anche se vorrei farlo. scendo le scale sconsolata e leggo un cartello “A seguito dello sciopero non si garantisce la presenza del personale”. Ah, ecco! Anche la mensa era in sciopero, avrei dovuto pensarci e telefonare. Così risalgo in macchina inzuppata, sudata e pure indispettita. Mi immetto nuovamente nel traffico impazzito e clacsonante e arrivo a casa finalmente, dove potrò togliermi tutto alla velocità della luce ed entrare in una doccia calda.

L’indomani non piove. Stessa trafila. Stavolta esco all’orario consueto e sono lì 10 minuti dopo. Salgo le scale, chiedo ai due impiegati che mi dicono “Le iscrizioni si prendono al piano di sotto”. Va beh. Riscendo le scale ed entro nel gabbiotto dove c’è un ragazzo giovane che sembra aspettarmi. “Vorrei iscrivermi al corso base di fotografia, quello del lunedi”. mi da un modulo da compilare e mentre lo faccio mi dice “Guarda, data la forte richiesta il corso del lunedi è già pieno, e in accordo con l’insegnate abbiamo deciso di farne un altro al giovedi”. E io “No, dai, il giovedi faccio già teatro..” La sua faccia era impassibile. Mi è venuto il magone e non sto scherzando. “Sono venuta anche ieri ma non c’era nessuno!” e lui “Forse sei andata su, io qui ci sono stato fino alle 19” avrei voluto morire in quell’istante “Dai, è da agosto che aspetto questo giorno per iscrivermi!!!” e lui “Guardo se qualcuno del lunedi ha messo entrambi i giorni come indifferenti, eccolo qui, bene, spostiamo lui al giovedi” e io “Grazie!!!” non sarei mai uscita da quel gabbiotto senza iscrizione alla mano. Mal che vada mi iscrivevo a quello intermedio.

Da quando ho la relfex qualche scatto l’ho fatto, e qualche scatto mi sembra venuto bene. Ho cercato di leggere il manuale (mi fa schifo!) e qualche libro di fotografia digitale, ma mi sembra di dimenticarmi tutto non appena sono “sul campo”, quindi vado a tentoni. So che con un insegnante, dei progetti mirati ce la posso fare. Perché una passione così, no, secondo me non si improvvisa.

e ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un’immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza

Durante la pausa pranzo vado a mangiare in una mensa nel centro commerciale che c’è di fianco a dove lavoro. Per arrivarci devo fare un pezzo a piedi relativamente breve. E’ qualche giorno che, al rientro in ufficio, noto un signore che legge il giornale sulla sua auto. Accesa.

Adesso, dai, non ci sono -2° che si muore di freddo e non stai aspettando nessuno, dimmi che cavolo tieni accesa l’auto a fare??? Tra l’altro, a quell’ora nel parcheggio di fronte a dove lavoro ci sono un sacco di posti al sole, puoi metterti lì no? No. Entra dentro al centro, se proprio. No. Lui è lì, da 4 giorni, fermo a leggere il suo cazzo di giornale nella sua cazzo di auto. Accesa.

E mi viene voglia di andare da lui, bussargli al finestrino e dirgli “L’auto sarà anche sua, ma la Terra è di tutti”. Ma mi è stato consigliato di non farlo, perché potrei ricevere un pugno in faccia.

Logico no?

Ogni tanto penso di essere un po’ strana, ma più il tempo passa più penso che c’è gente molto più strana di me. Non che sia consolante, chissà se anche loro pensano di essere strani. E non parlo delle manie che uno ha, tipo io mi lavo i denti con l’acqua calda e mangio la pastasciutta corta con il cucchiaio, e so che farò inorridire qualcuno ma già ne avevo parlato qualche anno fa qualche post fa quando ancora questo blog era su un’altra piattaforma. Essere strana mi piace, sia chiaro, ma mi fa anche pensare che spesso quello che vorrei dire e fare non corrisponde a quello che realmente dico e faccio. Che ci siano due entità distinte dentro di me? Non so parlando di razionalità e istinto, anche perché ultimamente sono più istintiva che razionale, fin troppo. Non so bene cosa voglio dire. Cioè, ce l’ho in testa ma non riesco ad esprimerlo. Ecco, visto?

esercizi di training autogeno contro l’insonnia

Anni fa, quando vivevo con dei coinquilini sporchi, rumorosi e scansafatiche, iniziai a soffrire di insonnia. Non capivo perché, dato che (a parte qualche sporadico episodio) avevo sempre dormito come un sasso. La prima cosa che feci è stata andare in farmacia. Odio le farmacie, ma ci ero entrata per prendere delle pastiglie di valeriana. Non mi facevano nulla. Esasperata, dopo un mese che non chiudevo occhio, andai in biblioteca, e iniziai a cercare “i rimedi contro l’insonnia”. Dopo una ricerca lunga ed estenuante (c’era solo l’imbarazzo della scelta), trovai un libro che faceva al caso mio, si intitolava pressappoco “esercizi di trainig autogeno contro l’insonnia”. Era piccolo e ben fatto. La sua introduzione parlava del perché si soffre di insonnia: ansia, troppi pensieri, non stare bene psicologicamente. Due degli esercizi del libro mi hanno aiutato tantissimo.

Innanzitutto l’autore si raccomandava di andare a dormire non troppo tardi e sempre più o meno alla stessa ora; di cercare di rilassarsi, di indossare capi comodi che non costringano il corpo, e la temperatura della stanza non deve essere né troppo alta né troppo bassa. Le finestre devono essere completamente chiuse di modo che ci sia buio. A questo punto si può iniziare con il primo esercizio.

Ricordo ancora il nome: “Esercizio della pesantezza” nel senso che non è pesante (anche se in realtà fa venire due balle). Bisogna sdraiarsi a pancia in su con le gambe e le braccia leggermente aperte. La testa può poggiare normalmente sopra il cuscino. Iniziare a pensare al proprio corpo fatto di tanti pezzi: piedi, caviglie, ginocchia, gambe, tronco, braccia, mani, collo, testa. Concentrarsi solo ed esclusivamente sul proprio corpo, vederselo sdraiato dentro al letto. A questo punto inizia l’esercizio vero e proprio: bisogna ripetersi nella mente delle frasi che richiamino la pesantezza dei propri componenti del corpo, partendo dal basso verso l’alto. “I miei piedi sono pesanti, pesanti come il piombo”, “Le mie gambe sono pesanti, sprofondano nel materasso”. Tutto con molta calma e senza fretta. Mi pare di ricordare che l’esercizio per essere fatto bene non deve durare meno di 20 minuti. Lo so, sembra un pacco, ma, piano piano si sale, si arriva alla testa: “La mia testa è pesante, pesante come il piombo, sprofonda nel materasso”. Per farlo durare di più, si può anche utilizzare un arto alla volte, tipo “La mia mano sinistra è pesantissima! Pesa 100 chili”, e via con la mano destra, etc. A questo punto succede una cosa che a me ha colpito tantissimo e a tratti spaventato: ci si sente veramente tutto il corpo pesante come il piombo e non ci si riesce quasi a muoversi. Attenzione! Non deconcentrarsi e cercare, sempre con molta calma e lentamente, la posizione che vorremmo usare per dormire. Io per esempio ricordo che mi ero messa sul fianco destro. Ecco, viene da non crederci ma in quel momento ci si addormenta e si fa una lunga dormita, senza mai svegliarsi, fino al mattino. Personalmente l’esercizio ha funzionato la seconda volta, perché la prima mi sentivo una idiota e non mi ero concentrata, preferendo una camomilla che invece di farmi dormire e rilassare mi ha lasciato con gli occhi sbarrati tutta notte.

Il secondo esercizio è più carino e dovrebbe avere lo stesso effetto. Qui, a differenza dell’altro, si può già scegliere la posizione preferita per dormire. A questo punto c’è da ripercorrere tutte le tappe della propria giornata andando a ritroso. Però nei minimi dettagli. Tipo: “Ho spento la luce. Mi sono messa a letto. Mi sono lavata i denti. Ho fatto la pipì. Ho accarezzato il gatto… etc” fino a quando non si crolla. La tua mente è talmente concentrata a pensare a queste semplici azioni, che non può divagare su quello per cui non si riesce a dormire! Questo a me è funzionato subito, e ricordo che non ero andata al di là della sera con le azioni.. Non ricordo però il nome dell’esercizio.

Consiglio: non demoralizzarsi se non funzionano subito, riprovare una seconda volta, altrimenti la sera dopo. Tanto.. cosa si ha da perdere?

c’è grossa crisi

Ieri sera chiacchierando con amici una di loro ha risposto a una affermazione “Eh, ma quando studi non puoi permetterti di pensare di comprare quello che vuoi, anche un caffè per me è una spesa” e l’altra “Guarda che siamo stati studenti tutti, sai?” risposta “Si ma quando non sei tu a disporre delle tue finanze è un po’ difficile”. A questo punto sono intervenuta io, non potevo stare zitta. Ho raccontato di una persona che a ogni occasione che riguarda l’argomento genitori-soldi mi dice “Ai miei non perdonerò mai il fatto che non mi abbiano fatto studiare”.

Io ho iniziato a lavorare al sabato sera quando avevo 18 anni. Mesta mesta sono entrata nel pub di fianco alla discoteca che frequentavano i miei amici e ho chiesto se avevano bisogno. Il sabato dopo ero dietro il bancone. Facevo ancora le superiori. Durante l’estate ho fatto la baby sitter. L’inverno dopo ho continuato al pub, l’anno dopo ancora pizzerie, e così via… mi sono pagata gli studi io. Mi fa incazzare questo atteggiamento, cosa vuol dire “Non mi hanno fatto studiare”? Se volevi studiare avresti potuto farlo benissimo anche senza l’aiuto dei tuoi genitori.. dì piuttosto che non avevi voglia di studiare! Credo che una persona che abbia voglia, i soldi per pagarsi l’università li trovi. La risposta delle 23enne che casca dalle nuvole? “Eh, ma ai tuoi tempi si trovava ancora lavoro!”. A parte che non ho 80 anni e “i miei tempi” sono 10 anni fa.. non credo che uno straccio di cameriera in un ristorante al sabato sera tu non lo possa trovare, almeno per pagarti la benzina! Se ce l’ho fatta io, che non sono nè la più bravabellaeintelligentedistomondo può farcela chiunque.

Ah, già, ma tu non ci hai nemmeno provato, dato che a priori “c’è crisi”. Si, c’è grossa crisi, grosso egoismo…

allucinazioni

Circa sei anni fa ho avuto bisogno di fare la colonscopia. Ero terrorizzata all’idea, ma non potevo sottrarmi. Il giorno prima dell’evento dovevo bere 4 litri di acqua mischiati a delle bustine di medicina.. un beverone pazzesco.. un bicchiere ogni 5 minuti, iniziando alle 9 di mattina e finendo alle 9 di sera. E per di più di domenica: fantastico! Ricordo che è stato vomitevole, in più dovevo essere a digiuno e la sera lavoravo pure in pizzeria, ogni 10 minuti ero in bagno…
Il giorno dopo vado a fare questa maledetta cosa. Il dottore si raccomandò di andare accompagnata.  Ma perchè, cosa mi succede?!? Così, mia mamma mi accompagna, dopo 2 ore di attesa snervante, entro io. Un medico e due infermiere. Io ero fuori di me dal terrore.. non volevo farlo! Ma perchè mi devo far mettere un tubo su per il c… ?! Avevo già i lacrimoni agli occhi.
L’infermiera chiede a mia mamma di uscire.. “Perchè??” Chiedo io, che non ho un gran rapporto con mia mamma, ma in quel momento volevo che mi tenesse la MANINA.. L’infermiera esclama: “Su! Sei maggiorenne e vaccinata, non hai bisogno della mamma!” Grrrr!! Dalla rabbia i lacrimoni vengono giù..
Inizia il calvario. Mi spoglio, mi siedo su questo lettino orribile e i torturatori si preparano. Messa sul fianco sinistro l’infermiera dice: “Ora ti diamo qualcosa, fra poco ti sentirai un pò strana”. Non ho fatto nemmeno in tempo a pensare “Seee strana.. ma dove?” che ho iniziato ad avere le visioni. Il paravento bianco davanti a me era un po’ particolare.. c’erano dei vermi che ci salivano sopra, aiuto! “Ci sono i vermi sul paravento!!” urlavo. L’equipe: “Si, si”. Dopodichè abbasso la testa per vedere cosa mi stavano facendo. Sul monitor un immagine orripilante: un bambino? Un bambino nel monitor?? “Ma cosa ci fa un bambino nella televisione?!” con la voce di una drogata. “Niente, niente”, beh, di poche parole devo dire.Finchè a un certo punto mi addormento, e mi risveglio sul lettino nella stanza a fianco con mia mamma accanto a me con le giacche in mano. “Mamma, c’erano i vermi sul paravento!!” e lei : “Si, si”. Secondo me gli avranno detto che sarei stata “un pò strana”.
Così andiamo verso la macchina e penso “Ah, ecco perchè non posso guidare, gli effetti collaterali mi avrebbero fatto vedere strisce come zebre, pali come serpenti.. Allucinante. Secondo me mi hanno LEGGERMENTE drogata…

Se c’è qualcosa tra me e te (no, non è la canzone di Tiziano Ferro) mi urta sensibilmente essere ignorata. Inizialmente capivo perché i troppi impegni ti portavano ed esserci o non esserci. Ma adesso ti vedo lì, vai e vieni, ma credo che ci sei.

E mi ignori.

E mi fa male.

Non ho resistito per molto tempo, adesso basta. Sai dove trovarmi. Chiunque sa dove trovarmi. Ma non ti voglio aspettare più. Voglio che di te non mi importi. Voglio vivere la mia vita e trovare le emozioni in essa, non sembra una cosa difficile anzi, non lo è affatto. È come se un bel libro fosse finito troppo presto, sul più bello. Dovrò scrivere il seguito da sola, mi sa.

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Vincenzo Cardarelli

Vorrei scendere sotto l’ufficio e vederti lì
ad aspettarmi
con un pensiero
o solamente con un sorriso
Non sono una persona romantica
ma ci sono gesti che mi mancano
e che a volte sogno
Come quello di incontrarti per caso
nel parcheggio coperto del supermercato
mi tiri per un braccio
mi spingi contro al muro
e mi baci con tutta la passione
che hai in corpo

Ricordo con nostalgia quel saluto davanti ai binari
Quell’abbraccio come se ci conoscessimo da sempre
Dopo un weekend passato insieme
Una notte agitata nello stesso letto
Senza fare niente
Un saluto dolce, affettuoso
E i nostri sguardi che dicevano
“Chissa se ci rivedremo”
Ci siamo rivisti ma la magia era svanita
Chissà dove sei ora, con chi sei
Se ogni tanto ripensi a quei due giorni
l’aperitivo, la festa sul lago, la colazione
Avevo voglia di ricordare quei momenti, così, per pensarti un po’

 

Ma la cosa che mi sta sul cazzo è che io dovrei essere grata di tutto ciò che fa?

L’ho già detto che non sopporto le persone così APERTAMENTE e SFACCIATAMENTE supponenti e presuntuose? Ma chi si crede di essere? Poi, proprio da uno che a 38 anni vive ancora in casa con i genitori mi devo sentir dare dell’immatura, mi convinco che stesse parlando del mio modo di approcciarmi alle passioni. Il fatto è che faccio fatica a fare le cose in autonomia. Esempi:

  • teatro: ho bisogno di qualcuno che mi aiuti e mi spinga a fare, provare, studiare, cercare, ho bisogno di un testo forte per riuscire ad esprimermi
  • fotografia: sento che ho bisogno di fare un corso perchè da sola dopo che non riesco o non capisco una cosa mi arrendo

E se quella che mi manca è l’autostima, porca puttana io la parte importante la voglio avere, in compromessi so già che non scendo, gli farò vedere io, spaccherò il palco, fosse l’ultima cosa che faccio.

“ho fatto solo una cosa che credevo essere gradita. non è stato così, mi spiace
e mi scuso.
non c’è problema, amici come prima

per quello che riguarda l’autostima mi hai chiesto un’opinione e ti ho esposto in tutta franchezza il mio punto di vista… poi fanne ciò che vuoi

ciao”

Credo che sia una delle risposte più banali che io abbia mai ricevuto. Una risposta sulla difensiva, certo, ma banale. Alcuni uomini sono veramente banali, e di questo me ne dispiaccio. E ovviamente supponenti ai massimi livelli.. Dì che lo hai fatto perchè ne avevi voglia, ma non perchè “credevi fosse gradita”.. non sono mica una newsletter io!

mi dispiace aver disatteso le tue aspettative
quel bacio, sappilo, non c’entrava un cazzo
e il tuo libro di Shakespeare è ancora nella borsa
non so cosa volevi da me
non so cosa ti ho fatto capire
dici linguaggio del corpo, mail, messaggi
conosciamoci almeno, ti parlo di me, le mie speranze, aspirazioni
quello che viene fuori è che sono immatura e che ho poca autostima
poi, la scusa dell’essere stanco
e in due ore ero già a casa
io, che mi sono sentita in colpa
per aver detto una bugia
che torno e “com’era il film”?
noioso, il film era noioso
lo sapevo che dovevo declinare anche stavolta
vaffanculo

e poi “carpe diem”? tu carpe diem, non io..
sembrava una minaccia la tua

Non sprecherò parole sulla fine del governo di Esse Bi, ma il video che segue lo devo pubblicare. Non c’è che dire: regia e sceneggiatura superlativa! Cambierei solo il titolo: ”Facce da culo che se ne vanno”.

Grazie per oggi, sei stata splendida ed eri bellissima! Chiedi quello che vuoi e lo avrai…

In quel momento mi sono resa conto di avere un grosso potere, ma non l’ho sfruttato, sarei andata troppo oltre. Se devo conquistarmi una cosa, allora lo farò con le mie forze, no?

Disegno di Stefano Bressani.

Quello che è avvenuto non è reale. E’ solo nella mia mente, e forse anche nella tua. Io non so cosa pensi, ma so quello che fai: scacci via le azioni perché la tua vita è un’altra.

E quando dico “forse tornerai”, è perché io ti ho indotto a giocare ancora, ma quel forse è perché non sai se puoi farlo. Io so che lo vuoi, e mi hai detto anche il come.
A volte l’attesa è dolce, a volte insopportabile.

E quando dico “niente è come sembra”, è perché NIENTE E’ COME SEMBRA:
tra me e te ci sono solo similitudini ovattate di realtà.

Ti voglio dietro di me
a sfiorarmi i fianchi

Accarezzami il collo e
abbracciami forte

Poi guardami negli occhi
imbarazzami, confondimi, eccitami
e mordimi

Rapiscimi e insinuati tra le mie viscere
possiedimi e vattene

Quando tornerai forse sarà tardi, forse no
ma vorrei sentire finalmente
le tue mani addosso